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LIBERTY MEDIA CHIEDE A MONZA 23 MILIONI DI DOLLARI. E MENO MALE CHE ECCLESTONE ERA ESOSO!


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Intervista a Uberto Selvatico, presidente del circuito di Imola che sogna la Formula 1

articolo di M. Vulpis ed E. Biondi

Sarebbe bello rivedere la F.1 ad Imola”. Inizia così l’intervento di Uberto Selvatico Estense, presidente della società di gestione dell’autodromo “Dino e Enzo Ferrari”. "È un sogno condiviso da molti” ha sottolineato il dirigente romagnolo.

Presidente, ma è vero questo rumour dell’assenza di un emendamento nella legge di Stabilità destinato all’ACI? Ciò, secondo molti, porterebbe l’ente pubblico a trovarsi senza fondi per l’organizzazione del gran premio di Formula Uno a Monza.

Il problema nella realtà non credo sia reale…I soldi in un paese così importante come l'Italia, per eventi di questa rinomanza internazionale, quando lo si vuole vengono poi trovati.

Se Monza è costretta ad abdicare, Imola è pronta a raccogliere lo scettro per la gestione del gran premio d’Italia?

L’informazione, che sta circolando, temo sia artatamente strumentalizzata. Parliamo di una materia molto tecnica e a me non risulta che la situazione sia come è stata pubblicizzata fino ad oggi. La legge di Stabilità dell’altr’anno aveva stabilito, che il Governo autorizzava l’ACI, in quanto Federazione Sportiva Nazionale, “...a sostenere la spesa per costi di organizzazione e gestione della manifestazione per il periodo di vigenza del rapporto di concessione con il soggetto titolare dei diritti di organizzazione e promozione del campionato mondiale di Formula 1 a valere sulle risorse complessivamente iscritte nel proprio bilancio...”. Quindi di fatto ad utilizzare anche i proventi della gestione del PRA e circoscrivendo però l’intervento esclusivamente a Monza. Questo ultimo aspetto è stato oggetto proprio del nostro ricorso al TAR, come avrete letto. Di fronte poi alla richiesta congiunta di Governo e ASN abbiamo deciso di ritirare il ricorso perché ci era stato promesso una sorta di compensazione a favore dello sviluppo industriale e turistico riguardante l'Autodromo di Imola, che ancora a dire il vero non si è avverata. Rinunciando al ricorso invece si è consolidato il provvedimento a favore dell’Autodromo di Monza.

Ci spieghi meglio.

Non credo sia vero che ci sia bisogno di un ulteriore emendamento, per specificare chissà quale natura non pubblicistica, ma privatistica dell’ACI, che mi sembra una cosa molto singolare. La natura dell'Ente e' chiaramente specificata nel suo Statuto (Art. 1 - ACI è Ente pubblico non economico senza scopo di lucro...)

l'ACI gestisce fondamentalmente il proprio bilancio secondo i principi di un specifico regolamento amministrativo, in tale regolamento è previsto che si distinguono i vari capitoli e paritari relativi alle entrate ed alle uscite. Una di queste entrate è derivante dall’attività istituzionale “delegata” (ovvero quella della raccolta delle tasse, PRA, pubblico registro automobilistico, e quant’altro) e segue un capitolo specifico di entrate e di spese. Un altro esercizio è relativo alle attività istituzionali come Automobile Club, che rappresenta, tra l'altro, l'Autorità Sportiva Nazionale (ASN) cioè la Federazione di riferimento sotto l'egida del C.O.N.I. per lo sport automobilistico (con un altro specifico capitolo di entrate e di spese). Essendo la prima una attività delegata dallo Stato (soggetta alle normative relativa alle società pubbliche), l’altra si presenta con una natura più complessa, perché è un “misto” tra Federazione e società pubblica. Detto questo il Governo ha autorizzato l’ACI a spendere i soldi nelle sue disponibilità, compreso quelli che l'ACI ha finora incassato come proventi sull'attività delegata dallo Stato per la raccolta delle tasse automobilistiche. L’ACI, a quanto mi consta dalla lettura dei bilanci, ha in cassa più di 100 milioni di Euro. È sufficiente scaricare il bilancio per vedere queste cifre. L'ACI è quindi più che dotata a livello finanziario, e non vedo come possa non pagare quanto si è impegnata contrattualmente a pagare a Liberty Media per il contratto stipulato per la Formula Uno a Monza. Credo dunque che la questione sia frutto più di una strategia per così dire negoziale all'italiana, che per una questione tecnica vera. Anche perché se così fosse, sarebbe molto grave per il Presidente Sticchi Damiani aver firmato un contratto che non poteva onorare, ma conoscendo il valore del Presidente non credo sia stato possibile.

Nei fatti, l’ipotesi di un annullamento del Gran premio di Monza non è un’ipotesi quindi a mio parere possibile per questi motivi, e sinceramente non mi auspico che ve ne siano di altri. L’ACI ha firmato un contratto, è solvibile finanziariamente e gli americani ci metterebbero molto poco a pretendere ed ottenere i soldi, perché c’è un contratto regolare che deve essere rispettato. Non credo proprio ci sia bisogno di alcuna autorizzazione ulteriore a quella che è stata già data dal Governo nel 2016. Questa storia di dire che l’ACI non è un Ente pubblico, oltreché negato dal proprio stesso Statuto, è senz'altro una questione legata ad una battaglia politica diversa per la sopravvivenza dell'Ente stesso e per ribadire l'autonomia decisionale dei suoi vertici dal Governo stesso.

Quando ho letto che si erano dimenticati l’emendamento, mi sono messo sinceramente a ridere, perché va bene che in Italia abbiamo dei “politici da barzelletta”, ma è un po’ difficile che qualcuno si “dimentichi” un emendamento. Forse si voleva casomai chiedere che la gestione dell’ACI come società non deve essere soggetta alla disciplina delle società pubbliche come previsto dalla Legge Madia; ma visto che usufruisce anche di riserve di legge monopoliste per l'incasso delle tasse automobilistiche, perché non deve essere gestita come una società pubblica? Da cittadino credo sia più che giusto che segua e rispetti determinate norme di trasparenza come di fatto già sta facendo da anni.

Ma, quindi, Imola non è più interessata ad organizzare un evento di F.1?

Non è vero neppure questo. Noi abbiamo partecipato ad uno sportivo confronto con Monza per aggiudicarsi la gestione del Gran Premio d'Italia (come già avvenuto nel 1980) a parità di regole. Siccome lo Stato aveva autorizzato il finanziamento pubblico dell'iniziativa riguardo l'impianto brianzolo ci siamo chiesti perché non potesse autorizzare anche il finanziamento dell'impianto imolese in linea di principio. Questo era il nostro claim di base. Poi c’è stato detto che siccome l’ACI possedeva la SIAS, quindi la società di gestione dell’autodromo di Monza, era come se avesse messo dei soldi suoi all'interno di una propria società. Ma se così fosse stato perché avrebbe dovuto avere l'autorizzazione del Governo per farlo e soprattutto perché avrebbe dovuto avere l'autorizzazione ad usare i propri soldi, compresi quelli derivanti dalla gestione del PRA? Noi ai Imola abbiamo un tipo di gestione pubblica basato su una struttura diversa. Dal 2010 è stato portato a termine il riassetto della società di gestione della pista “Formula Imola Spa”: Con.Ami (acronimo di «Consorzio Azienda Multiservizi Intercomunale»), società a capitale pubblico, è diventata prima socio di maggioranza e poi socio unico. Da quella data, “Formula Imola” si occupa della sola gestione delle attività in pista e fuori dalla pista (incerti, eventi fieristici e attività congressuale) mentre le attività immobiliari sono di pertinenza del Con.Ami stesso. La società Formula Imola è una società di diritto privato a capitale interamente pubblico.

I costi organizzativi di un gran premio così alto stanno creando dissapori in seno al mercato dei gestori degli autodromi?

Sì, certo. Tra l’altro che io sappia, ancora una volta come accadde negli anni delle guerre epiche tra costruttori, Federazioni e Promotori per la fondazione della Formula Uno moderna, c'è la volontà di creare un “cartello” tra i diversi “organizzatori” e proprietari dei circuiti di F.1 per chiedere a Liberty Media (proprietari del Mondiale F.1) una riduzione delle tariffe. Non si conosce, però, il numero e la portata del fenomeno aggregativo. Certo è che le cifre richieste oggi agli organizzatori sono insostenibili economicamente senza l'intervento dei Governi dello Stato ospitante.

Ma quanto costa ai gestori di Monza organizzare il gran premio d’Italia?

Attualmente Liberty Media, come è stato dichiarato dall'ACI stessa, sta chiedendo 23 milioni di dollari a Monza. A noi avevano chiesto la stessa cifra, inizialmente più ridotta, ma Monza poi ha deciso di aumentare la posta. La competizione commerciale tra circuiti ha portato a questo nuovo livello di promoter free, che è però varia da circuito a circuito. Per esempio, Monza pagava fino a pochi anni prima (12 milioni di dollari), durante la gestione Ecclestone. C’è stato un incremento notevolissimo, spaventoso. Tutti si lamentano di Ecclestone, ma vi assicuro che era molto meno famelico degli attuali proprietari del circus (di Liberty Media), che devono rientrare dal loro ingente investimento (si parla di una valutazione complessiva della FOM pari a 8,5 miliardi di dollari)

Ma come si fa ad ammortizzare in tre-quattro giorni (tra qualifiche e gare) di attività questa spesa?

È praticamente impossibile, infatti è un evento a forte perdita economica.  Una volta era considerata un'operazione commerciale, oggi è alla pari di una Olimpiade e nessuno mi pare vada a vedere se ci sia un ritorno economico nei Giochi. Baku in Azerbaijan, per esempio, paga 60 milioni di dollari per poter ospitare il gran premio.

Montecarlo paga molto meno, ma non c’è una "disclosure" sulla cifra, anche se si narra che sia inferiore a quella di Monza.

Ma Imola può tornare ad ospitare la Formula Uno?

Non è detto che non ci sia una gara nel futuro ad Imola. È sempre una nostra speranza, ma con le attuali regole o c’è l’aiuto dello Stato per affrontare quest’onere o è impossibile per qualsiasi circuito a meno di sperare nell'intervento di uno sponsor particolarmente generoso cui il promotore della serie voglia permettere di contribuire. La regione Lombardia si è impegnata oltretutto per un investimento tra parco di Monza e autodromo, anche se questo denaro andava tutto nella stessa direzione (circa 90 milioni di Euro), con l’ACI che si è impegnata per 68 milioni di Euro. Noi, ad Imola, ne avremmo spesi molti di meno, abbiamo una struttura molto più razionale per cui la Regione Emilia Romagna sta contribuendo con un investimento inferiore a 5 milioni. Per lo Stato era una operazione molto meno onerosa, ma alla fine la ricca e potente Lombardia ha prevalso rispetto agli anni 80 quando a fianco di Imola c'era nientemeno che lo stesso Enzo Ferrari. Speriamo che nel futuro si possa riparlare di alternanza tra Imola e Monza per il Gran Premio d'Italia o di un Gran Premio alternativo a Imola con titolazione europea, magari con regole diverse rispetto ad oggi a valle di un nuovo e più equilibrato patto della Concordia che riguardi anche gli autodromi e non solo Federazione, FOM e costruttori.